Letteratura francese

 

Le "pecore nere"

 

Se proprio si vuole dare una valenza cronologica all'argomento, il "capo branco" delle pecore nere della letteratura francese è senz'altro l'enfant perdu François Villon. Tra lui e l'altro grande "spirito dannato' per eccellenza, il moderno Arthur Rimbaud, passano quattro secoli di storia e di letteratura, ma sia Villon che Rimbaud hanno coniugato la propria esistenza personale con la propria produzione artistica.  Ladro, puttaniere, assassino, mendicante e baro il primo, anarcoide, sregolato, ambiguo, scandaloso e

contrabbandiere il secondo, entrambi hanno compiuto, alla loro epoca, un'opera di "distruzione" della poesia, riuscendo però a creare opere fortemente innovative.

 

Dopo Villon, la letteratura francese ha prodotto diversi altri scrittori che hanno lavorato al di fuori dagli schemi.  Dobbiamo però scindere la loro produzione letteraria dalla loro vita.  L'immagine di Rabelais, gran bevitore e buffone, divulgatasi subito dopo la sua morte, non ha nulla a che vedere con i dati autentici della sua biografia personale, che fu quella di un tipico intellettuale dei Rinascimento.  Egli, benché fatto oggetto di aspre censure, ebbe vita avventurosa ma non eccentrica e fu ben lieto di chiuderla nella tranquillità della sua canonica di Meudon. Molière, da parte sua, si trovò benissimo nella Versailles di Luigi XIV, che lo protesse, amato dal pubblico e dai "devoti" anche se perseguitato dagli invidiosi.

Gli scrittori libertini dello XVIII secolo possono lasciare ancora oggi un po' perplessi per la loro morale disinvolta. Per Laclos la seduzione è un gioco raffinato che mira a raggiungere il dominio sul partner. La seduzione esige una fredda lucidità, una conoscenza perfetta delle leggi dei cuore e del desiderio, una osservazione attenta della vittima.  Il successo dei seduttori soddisfa la sua vanità, accresciuta dallo sguardo dei pubblico mondano che è testimone, come accade appunto ne Les laisons dangereuses.

Giungiamo infine a quei poeti per i quali Verlaine coniò la suggestiva definizione di "maledetto'. Essi, attraverso le loro dolorose esperienze, aprirono nuove vie alla poesia. I "poeti maledetti', da Baudelaire a Mallarmé, si volsero verso l'ineffabile, l'indicibile, l'assurdo, l'irrazionale, sempre in contrasto con l'ordine morale dei tempo. Ma se Baudelaire trascorse un'esistenza libera e sregolata tra alcol, hashish e prostitute, cercheremmo invano nella vita di Mallarmé altrettanto disordine. La sua fu un'esistenza vissuta nell'angusto ambito della famiglia, della scuola, della piccola cerchia dì amici e di estimatori.

VILLON: "Testament": Il rapido consumarsi della vita [Lasse XXVIII-XXX]

 

VILLON: La ballata degli impiccati

"Gargantua e Pantagruel': La nascita di Gargantua libro 1, 4 e 6]

RASELAIS : "Gargantua e Pantagruel': Perché i monaci son rifuggiti dal mondo, e perché certi uomini hanno

LA BALLATA DEGLI IMPICCATI

Fratelli umani che ancora vivete,

 non abbiate per noi indurito cuore,

ché se pietà di noi miseri avete

 grazia da Dio ve ne verrà maggiore.

 In cinque, sei, qui appesi ci vedete;

 quella carne, che troppo abbiam nutrita,

 da tempo è divorata, imputridita,

e noi, ora ossa, sarem cenere e polvere.

Della nostra sventura non si rida;

pregate Iddio perché ci voglia assolvere!

 

Se vi chiamiam fratelli non dovete

disdegnare tal nome, anche se fummo

messi a morte del boia: voi sapete

 che gli uomini hanno tutti poco senno;

 per noi, poiché siam morti, intercedete

presso il figliolo di Maria, Gesù,

che la sua grazia ci spenga la sete,

e ci preservi dalla nera folgore.

Siam morti, uom non ci molesti più;

pregate Iddio perché ci voglia assolvere!

 

La pioggia ci ha lavati e lisciviati,

 e il sole disseccati e fatti neri;

 le piche e i corvi gli occhi ci han cavati,

e strappato dal cranio e ciglia e peli.

 Non ci è dato ristare un sol momento;

e di qua e dì là, a mutar di vento,

senza posa balliamo a suo piacere;

ditali siam, dei becchi crivellati.

State lontani dai nostri peccati,

pregate Iddio perché ci voglia assolvere!

 

0 Principe di "o, Gesù eterno,

fa' che non ci abbia in sua balìa l'inferno:

 tra quello e noi nulla sia da risolvere.

 Uomini, qui non c'è scherzo né scherno;

pregate Iddio perché ci voglia assolvere!

 

Ballade des Pendus

 

Frère% humains qtti;tprès noui.@, vivez.

N'ayez les coeur.,; contre nous eiidtircis.

Car. si pitié de nous pauvres avez,

Dieui en aura plus tôt de vous merci.

Vous nous vovez ci attachés cinq, six:

Quatit @i It chait(lue trop avons noui-rie.

Elle est pièça'dévorée et I)t)urtie,

Et nous. les os. devenons cendre et poudre.

De notre mal personne ne s'en rie-.

Mais priez Dieu que tous nous veuille absoudi@e!

 

gv@met

 

 

 

 

 

 

 

 

Si frères -,(us clai-non.,;. pas n'en devez Avoir dédaiii. quoique fùiiies (ecis Parjustice.  Touteroi.@;. %-'OUN savez Que tous homme,, il'oiit pas bon,@,ens r@issis@-, i5 Excusez-tious, puisque sommes irtnsis@.

Envers le fils de la Vierge Marie.

Que sa irâce rie soit pour nous tarie'.

Nous préservant de l'infernale foudre.

Nous sommes morts. âme ne nous htrie@.

2ib M@tispriezDieuquetousiiotisveuille@ibsoudre!

 

 

 

 

 

La pluie nous a débués" et lavés.

Et le soleil desséchés et noircis-

Pies, corbeaux. nous ont les yeux cavés-.

Et arraché la barbe et les sourcils.

25 -Jiiiiais nul temps nous ne sommes assis.

Puis ça. puis là. comme le vent varie.

A son plaisirsujis cesser nous cliarrie'.

Plus becquetés d'oiseaux que dés a coudre".

Ne soyez donc de notre conkriel":

Mais priez Dieu que tous nous veuille absoudre!

 

 

 

 

 

 

 

Prince Jésus. qui sur tous a iiiaistrie".

Garde qu'Enfer n'ait de nous seigneurie:

A lui n'ayons que fiim ni que soudre".

 

Hommes. ici n'a lx)int de moquerie-.

@5 MaispriezDietiquet(iusnousveuilleabsoudre!